1. La montagna
La montagna si presenta oggi come l’ambito ideale in cui promuovere nuovi processi di sviluppo grazie a una particolare storia di comunità caratterizzata da uno strettissimo rapporto tra ambiente, attività e insediamenti umani in un contesto estremamente complesso, difficile e sottosviluppato, ma che ha permesso lo sviluppo di una ricca identità forte di valori ambientali e culturali molto specifici.
Questi nuovi scenari di rinascita sociale ed economica emergono dalla progettualità introdotta dal Progetto Montagna che costituisce la metodologia di programmazione e di approccio allo sviluppo integrato di queste aree, territori fino a poco tempo fa emarginati che oggi hanno l’opportunità di far valere le proprie specificità e potenzialità di sviluppo all’interno di mercati nazionali e internazionali grazie a processi innovativi nel campo delle tecnologie e della comunicazione, e al miglioramento delle infrastrutture di montagna. Va garantito adeguato sostegno al progetto montagna raggiungendo, entro il 2010, l’obiettivo del finanziamento del 100% delle proposte sostenute da un adeguato e credibile piano di fattibilità. Riguardo a quest’ ultimo va inoltre accompagnata la capacità propositiva e progettuale della montagna attraverso la definizione di una serie di servizi da parte della competente direzione, o attraverso l’erogazione di appositi voucher per l’acquisizione sul mercato, che garantiscano la progressiva professionalizzazione degli interlocutori e l’ottimizzazione dei progetti.
Con la riscoperta delle potenzialità economiche culturali ma soprattutto della forte identità locale è possibile oggi per la montagna promuovere settori particolarmente strategici quale ad esempio il turismo con la duplice dimensione globale e locale in modo da tendere a un’offerta turistica innovativa di eccellenza come arma per vincere la competizione con gli altri mercati.
L’elemento peculiare di questa offerta turistica innovativa è il paesaggio che rappresenta un importante punto di riferimento per il progetto Albergo Diffuso, quale modello di gestione territoriale integrata, in cui la valorizzazione del paesaggio, gli interventi strutturali (le modalità e la qualità degli interventi di ristrutturazione), l’organizzazione dei servizi e la qualità degli stessi rappresentano gli elementi caratterizzanti e qualificanti.
Per la dimensione e la struttura demografica e per le condizioni sociali e ambientali degli insediamenti, è essenziale investire sulla capacità delle istituzioni e degli operatori privati locali di definire percorsi di sviluppo che valorizzino tutte le risorse territoriali (endogene). E’ la logica dell’integrazione “dal basso all’alto” (bottom-up) dei fattori locali di sviluppo e, quindi, delle politiche settoriali.
La stessa logica ha ispirato la Commissione europea nel definire l’“approccio Leader”, che interessa l’area montana della Regione dal 1994 e che caratterizza l’asse 4 del Programma regionale di sviluppo rurale 2007-2013. L’approccio Leader formalizza il processo bottom-up nell’integrazione delle risorse territoriali prevedendo la costituzione di gruppi di azione locale (GAL), “partenariati” misti pubblico-privati organizzati in forma autonoma (nell’esperienza finora condotta, organizzati in forma di società di capitali).
Un altro aspetto peculiare delle politiche per la montagna, che deve essere tenuto presente accanto alle considerazioni di ordine economico, è quello delle condizioni di vita della popolazione. E’ il tema dei cosiddetti “servizi di prossimità” (servizi sociali, esercizi pubblici, esercizi commerciali di generi di prima necessità, ecc.) essenziali per la qualità di vita delle popolazioni, ma a volte indispensabili anche per sostenere lo sviluppo dei flussi turistici.
Da ultimo, anche se non meno importante, sarà necessario profondere grande impegno per dare attuazione alla Legge regionale sul riordino fondiario approvata nella trascorsa legislatura, con la quale si vuole affrontare il problema della frammentazione e della polverizzazione fondiaria in montagna, che ostacola un razionale utilizzo del territorio montano;e insieme alla carenza di investimenti infrastrutturale rappresenta una delle cause più importanti dell’abbandono delle
aree montane.
2. I territori rurali
Accanto alla salvaguardia del patrimonio ambientale e paesaggistico delle aree rurali, alla razionalizzazione delle risorse naturali, all’adozione di strumenti di pianificazione che si conformino all’esigenza di tutela e sviluppo della vocazione rurale del territorio e allo sviluppo delle infrastrutture rurali, sarà dedicata un’attenzione particolare ai territori fragili, per tali intendendosi quelli caratterizzati dallo sfruttamento indiscriminato o dall’abbandono da parte dell’uomo, dalla presenza di limiti naturali o di altri limiti per l’esercizio della attività produttiva, ivi compresa l’applicazione di norme di tutela e salvaguardia ambientale.
Verrà inoltre disciplinata e promossa la creazione dei distretti rurali, quali strumento strategico per il rafforzamento della competitività dei sistemi locali attraverso la coesione territoriale, la valorizzazione delle filiere e dei prodotti identificativi di una determinata area produttiva omogenea. Verranno disciplinati i requisiti minimi per la loro costituzione e le caratteristiche dell’organismo rappresentativo del distretto (società di distretto), il quale coordinerà tutti i soggetti pubblici e privati coinvolti nelle scelte di sviluppo del territorio interessato ed elaborerà una programmazione pluriennale che sarà oggetto di specifiche forme di sostegno finanziario.
3. Le aree urbane
La Regione ha poggiato nel tempo il proprio sviluppo territoriale su di un sistema di città e centri urbani in grado di funzionare da poli di riferimento per i diversi sistemi territoriali, organizzando e strutturando in tal modo il territorio e la sua evoluzione.
Questo assetto insediativo ha costituito anche uno dei fattori territoriali sui quali si è sviluppato negli ultimi decenni il “modello economico del nord-est” che però, rispetto a precedenti modelli (e poli di sviluppo produttivo) si è mosso con elevata flessibilità rispetto alle scelte localizzative.
Se l’uso estensivo del territorio ha quindi in questo caso permesso una serie di successi nello sviluppo socio – economico della regione, vanno considerati con attenzione anche gli effetti maggiormente “costosi” che lo stesso ha prodotto, tra cui l’indebolirsi delle funzioni urbane e i costi –anche ambientali– della mobilità delle persone e delle merci.
Vanno quindi perseguiti, con adeguati strumenti pianificatori, ma non solo, gli obiettivi proposti dal nuovo Piano Territoriale Regionale, che si prefigge il recupero del ruolo di centralità dei centri urbani, attraverso un loro rafforzamento e una loro rifunzionalizzazione. E’, infatti, un obiettivo innanzitutto di efficienza, dal momento che permette riduzioni di costo dell’offerta infrastrutturale e fornisce al territorio servizi più accessibili che favoriscono condizioni migliori sia per la residenza sia per la produzione di beni e servizi.
Vanno quindi promossi e sostenuti quei progetti locali che: migliorano l’accessibilità ai centri urbani, riducendo i tempi e contribuendo a ridurre le emissioni di CO2, migliorano la qualità e l’attrattività dei centri urbani, per la residenza, per la produzione di servizi e per il consumo.
13 feb 2007
Illy: 4. Politiche di sviluppo territoriale
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