11 mar 2007

Tondo: 1. Il governo delle trasformazioni del territorio

La più recente legislazione e strumentazione regionale in materia urbanistica (L.R. 5/2007 e P.T.R.) risentono di una obsoleta impostazione, utile forse nel passato con una limitata presenza di soggetti portatori di interessi, con il Piano Territoriale Regionale (PTR) in corso di approvazione, che tutto prevede e con i Comuni che debbono adeguarsi ad esso attraverso i Piani Strutturali Comunali (PSC), sia per l’attività di pianificazione tradizionale sia per le realizzazioni delle grandi trasformazioni.
Riteniamo necessario modificare questa impostazione con la abrogazione della L.R. 5/2007 ovvero una sua profonda riconsiderazione per evitare, in prospettiva, la ingovernabilità del territorio, con pesanti ricadute sullo sviluppo economico.
Tre sono le direttrici entro le quali definire le nuove regole che devono sottendere una leale cooperazione tra livelli istituzionali e soggetti coinvolti nella gestione del territorio, con una procedura partecipata ma con una netta individuazione delle responsabilità, tra i soggetti preposti alla programmazione e quelli portatori di interessi così sintetizzabili:
- Individuazione, con finalità conoscitive o di riferimento e con criteri condivisi, degli elementi ambientali e paesistici da tutelare, una azione indispensabile per poter gestire tramite le nuove competenze in materia di paesaggio e di autorizzazioni ambientali ma soprattutto perché il territorio regionale è, e deve restare, un valore in sé;
- Una pianificazione territoriale che coniughi la responsabilità del Comune singolo con l’esigenza di superare, in termini, di programmazione territoriali la dimensione dello stesso Comune semplificando gli strumenti e procedure e attribuendo ad un unico soggetto sovracomunale la responsabilità programmatoria per l’area vasta;
- Individuazione a livello legislativo, di procedure specifiche per “le grandi trasformazioni” (insediamenti produttivi, reti di viabilità e di comunicazioni, impianti energetici, etc) con certezza di tempi di decisione, tutela del territorio e garanzie di partecipazione e con organismi di valutazione che assicurino condizioni terzietà effettiva tra l’autorità autorizzante ed il soggetto proponente.
Si tratta di superare una volta per tutte il voluto immobilismo di molte pubbliche amministrazioni ovvero una precostituita cultura del “no comunque” in favore di una regola che sia riconosciuta e quindi a garanzia di tutte le parti o gli interessi coinvolti. Alla luce di tale nuovo metodo di procedere saranno definiti, se di competenza regionale, anche gli interventi di rilevante impatto già programmati.

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